Nie będę pisać o Wenecji, o tym już było. Ani o tradycji karnawału, bo o tym ciekawie piszą dalekoniedaleko, latająca pyza i studia parla ama. Zamiast tego skopiuję, bezczelnie przepiszę fragment z rozdziału Volto, z napisanej poetycką prozą książki Tiziano Scarpa Venezia è un pesce. Dowiecie się z niego m.in. dlaczego to nie Wenecja jest stolicą karnawału i gdzie takiej szukać. Dla rozumiejących po włosku, ale z kilkoma podpowiedziami w formie słowniczka. Buona lettura, bo warto :-)

Volto in veneziano significa maschera, come persona in latino. Gli studi di antropologia sul Carnevale ti spiegano che tra l’Epifania e la Quaresima il mondo si capovolgeva. Il figlio mancava di rispetto al padre, ci si scambiava di sesso, non era più vietato sbeffeggiare il re. Tutto questo serviva a confermare l’ordine dell’universo. Trasgredire la legge significava celebrarla. Violarla una volta sola, durante una festa comandata, equivaleva a riconoscere la sua signoria su tutto il resto del tempo.

A Venezia si gira portandosi addosso la propria faccia per ciò che essa è veramente: un luogo pubblico. E’ una città dove non esiste la privacy. Ci si incontra in continuazione, ci si saluta sette volte al giorno, si continua a parlare allontanandosi, a venti metri uno dall’altro, alzando la voce in mezzo ai passanti. Le finestre dirimpettaie sono dall’altra parte della calle: a un metro di distanza. E’ molto difficile fare le cose di nascosto, avere una doppia vita, nascondere le proprie frequentazioni, le tresche, gli adulteri.

Se abiti qui ti viene voglia di fare una passeggiata liberatoria lasciando a casa te stesso, una camminata per prendere un po’ di respiro dalla tua personalità. (…) ma ecco che trovi subito qualcuno che ti saluta, ti chiama per nome, ti restituisce a te stesso, ti ricorda chi sei.

Henry James ha scritto che Venezia è come un interno, un appartamento fatto di corridoi e salotti: si cammina sempre dentro, non si è mai veramente fuori, non esiste l’esterno nemmeno per la strada. Apparentemente (che è come dire: mascheratamente) la passione veneziana per la maschera è nata da questo bisogno di incognito, di protezione per la propria identità. Perché questa è una città dove la vita pubblica ti costringe a tirar fuori il tuo carattere fino alla superficie della faccia, a trasferirlo in permanenza dall’anima al volto. Diventi anche tu un personaggio, vagamente macchiettistico, una stilizzazione di te stesso.

(…)

Qual è la capitale mondiale del Carnevale? Rio, Viareggio, Venezia? E quali sono le feste da non perdere assolutamente in laguna tra Giovedì e Martedì grasso? Rilassati, smettila di sentirti sempre nel posto e nel momento sbagliato. Adesso ti dico dove andare, come imbucarti al ricevimento giusto. Esci di casa, nella tua città, in un giorno qualsiasi. E’ lì la festa! I cortei invadono le strade a tutte le ore: osserva i costumi fatti di lamiera, di fanali e di pneumatici, le carrozzerie che camuffano il corpo intero, non soltanto la faccia, infagottano tutto l’aspetto, si sostituiscono al sembiante. Lo spirito carnevalesco è radicato nella popolazione urbana, tanto che ognuno ha il proprio carro-costume da sfilata e la propria musica carnascialesca diffusa dallo stereo di bordo, ognuno partecipa alla baldoria clacsonando trombette e smarmittando petardati scoppi. Ci si lascia andare a un linguaggio di commensali ubriachi, ci si insulta tra vicini di corsia, si maledicono i morti e le madri, si vitupera concordi il maestro di cerimonie in guanti bianchi e fischietto: si violano divieti, la trasgressione impera, l’universo funziona alla rovescia. A Venezia il Carnevale è poca cosa, dura sì e no un paio di settimane: tutto il resto del mondo si traveste dal primo gennaio al trentuno dicembre.

Non c’è traccia di automobile, qui. Il ricco e il povero girano a piedi, senza ostentare questa specie di dichiarazione dei redditi su ruote. Le strade veneziane sono democratiche? Oppure mascherano le vere disuguaglianze sociali? Sono vere tutte e due le cose. Ma se ti va, per qualche ora puoi spacciarti per un gran signore, senza bisogno di affittare una limousine. E’ più facile truffare e sedurre, due verbi che significano la stessa cosa. Venezia, città ideale per i Casanova in bolletta.

Capovolgersi – wywracać się na drugą stronę

Mancare di rispetto – nie mieć szacunku, nie okazywać szacunku

Sbeffeggiare – wyśmiewać się, una beffa to oszustwo, psikus

Trasgredire – przekraczać, naruszać

Equivalere – równać się, znaczyć to samo, co (…)

In continuazione – cały czas, bez przerwy

Dirimpettaio – z naprzeciwka, dirimpetto – naprzeciwko

La tresca – romans, intryga

Apparentamente – najwyraźniej, pozornie (od apparenza – wygląd, pozory)

Macchiettistico – karykaturalny

Imbucarsi – wprosić się, np. na imprezę (un imbucato to ktoś, kto przyszedł/przychodzi na imprezy bez zaproszenia)

Il cotreo – orszak, procesja

La lamiera – blacha

Il fanale – światło samochodu

I pneumatici – opony

Infagottare – opatulać, zawijać

Radicato – zakorzeniony

Lo stereo di bordo – stereo w samochodzie

Baldoria – hulanka

Smarmittare – o dźwięku jaki wydaje motor

Lasciarsi andare – dać się ponieść

I commensali – ci, którzy siedzą z nami przy stole

Vituperare – ganić

alla rovescia – na odwrót

Girare – nie tylko kręcić, ale też spacerować, chodzić, jeździć, podróżować

Ostentare – afiszować się z czymś

La dichiarazione dei redditi – oświadczenie o zarobkach

Su ruote – na kółkach su quattro ruote – na czterech kółkach

Spacciarsi – podawać się za (…)

Truffare – oszukiwać

In bolletta – bez pieniędzy

Ciao!

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